La credibilità della Serie B

12 giugno 2014

Crotone -Bari - campionato di calcio serie B 2013/2014 - Turno pLasciando per un momento da parte il presidente Abodi e le sue iniziative tendenti alla valorizzazione del prodotto serie B – alcune delle quali, come l’allargamento della zona-play off, sicuramente efficaci- il vero termometro del valore di un torneo viene dato dalla qualità del calcio praticato e dalla credibilità delle gare, intesa come risultato finale. Per questo motivo, se Palermo ed Empoli hanno certamente praticato il miglior calcio del torneo, e sicuramente meritato la qualificazione alla categoria superiore, non altrettanto si può dire di  queste semi-finali dei play- off, nelle quali il risultato finale ha bocciato la squadra più meritevole, il Bari, e premiato il calcio difensivista e utilitaristico di Cesena e Latina. Con una differenza: nel derby emiliano romagnolo tra Bisoli e Novellino gli arbitraggi non hanno inciso sul risultato finale, mentre la sfida tra  Bari e Latina è stata condizionata ed orientata in direzione nerazzurra  dagli arbitraggi assolutamente insufficienti di Ostinelli e Pinzani. Leggi il seguito »

di Maurizio Pistocchi

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Milano tra le favorite per le Final Four

2 aprile 2014

-di Mino Taveri
Un gustoso, succoso anticipo di quello che potrà accadere fra una decina di giorni, quando cominceranno i playoff per accedere alle Final Four. Anche il Forum fa il tutto esaurito, e non è la prima volta quest’anno, 12.300 spettatori il Barcellona fin qui imbattuto il vale tutti, ma il popolo dell‘Olimpia ormai ha abituato il palato a quel gusto europeo tanto inseguito negli ultimi anni. Leggi il seguito »

di Redazione

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Ultras, fenomeno italiano

17 marzo 2014

C_29_fotogallery_1003786__ImageGallery__imageGalleryItem_0_imageLakers. Più che una semplice squadra NBA siamo alle prese con un marchio di fabbrica. 16 titoli tra Minneapolis prima e Los Angeles poi. Oggi i Lakers viaggiano all’ultimo posto della Pacific Division, al penultimo della West Conference. La leggenda trattata dalla concorrenza come pallina antistress, insomma destinata ad essere asfaltata spesso e volentieri. Ecco. Provate ad immaginare i tifosi dei Lakers che bloccano l’uscita della squadra fuori dallo Staple Center. Siccome gli Stati Uniti sono un paese civile interverrebbero all’istante polizia, esercito e Guardia Nazionale. Fatto del quale sono perfettamente consapevoli i tifosi di Los Angeles che metabolizzano la rabbia senza far casino, sperando in tempi migliori. Leggi il seguito »

di Redazione

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Piccolo calcio, piccolo premio

4 marzo 2014

conteIstituito nel 1990 da Massimo Moratti, con l’obiettivo di premiare, grazie al voto di una giuria di giornalisti, il Miglior Allenatore d’Europa-idea brillante e utile, perché avrebbe consentito un confronto di idee e lavoro-la Panchina d’Oro è diventata oggi un riconoscimento scontato, più politico che sportivo. Premiare chi vince il campionato di serie A, infatti, oltre che ripetitivo-esistono già altri premi di questo indirizzo-diventa anche politicamente utile dato che, negli ultimi trent’anni, hanno vinto sempre e solamente le grandi storiche, Juve, Milan, Inter, Roma e Lazio. Se poi compariamo le idee di giuoco e il lavoro  degli allenatori premiati in questa edizione con quello dei tecnici più importanti d’Europa-Guardiola, Klopp, Wenger, Ancelotti, Mourinho-possiamo ragionevolmente dire che il contributo che la Panchina d’Oro porta alla crescita del movimento calcistico italiano è  modesto, o addirittura nullo. Walter Mazzarri, terzo classificato grazie ai risultati ottenuti con il Napoli, deve il suo piazzamento più ai 103 gol in 134 partite di Edinson Cavani che alle sue idee di giuoco: difesa a 5 e ripartenze  sono le caratteristiche del suo calcio e, come ha detto Fabio Capello, non si può certo dire che il ritorno al libero sia una novità, né un passo in avanti. Vincenzo Montella, secondo classificato, ha avuto il merito e l’intelligenza di esaltare, attraverso il possesso-palla, le qualità individuali dei calciatori  della Fiorentina ma, anche quest’anno, la  squadra ha evidenziato limiti didattici nelle due fasi, attacco e difesa, così da dare l’impressione che il giuoco dipenda più dalle qualità individuali che dalle idee del tecnico. Antonio Conte, per la seconda volta consecutiva considerato il più bravo dai suoi colleghi, ha sicuramente grandi meriti per aver costruito, con materiale umano non sempre di grande livello, una squadra capace di dominare in Italia, dove attualmente si pratica un calcio che ha come riferimento l’avversario e come caratteristica principale la difesa e il contropiede. Il calcio della sua Juventus, però, nel confronto con quello dei top-club europei-Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Chelsea, Manchester United- è evidentemente ispirato da principi di giuoco differenti.

Nessuna delle “grandi” continentali schiera infatti tre difensori centrali, ai quali si aggiungono nella fase di non-possesso i due esterni di centrocampo, mentre invece tutte-Real, Barcellona, Bayern, Borussia, Chelsea, Manchester –hanno come base la difesa a 4, sugli esterni giocatori di qualità e trequartisti sempre connessi con il resto della squadra. E, soprattutto, nessuna rinuncia al proprio giuoco per adattarsi a quello dell’avversario, come invece Conte ha spesso fatto, in passato-contro Napoli e Udinese-e quest’anno-contro Real Madrid e Roma. A questo proposito, persino Arrigo Sacchi, grande estimatore del tecnico bianconero, ha scritto sulla “Gazzetta” che Conte deve cambiare disposizione e mentalità se vuole diventare allenatore di livello mondiale, e aggiunto, a Serie A Live su Premium Calcio, che Conte “.. non deve accontentarsi di essere il più bravo dei somari.”

Insomma, se vogliamo contribuire alla crescita del calcio italiano, dovremmo evitare di auto-celebrare il nostro piccolo calcio con piccoli premi. Ah…a proposito: Arrigo Sacchi, l’allenatore che ha rivoluzionato il calcio italiano, la cui importanza viene riconosciuta da tutto il calcio mondiale, non ha mai ricevuto la Panchina d’Oro: dimenticanza, invidia o ignoranza?

di Maurizio Pistocchi

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Mazzarri, prova con la difesa a 4

4 febbraio 2014

E’ l’Inter sotto esame o Walter Mazzarri ? L’interrogativo è non solo lecito, ma doveroso. Se fino a qualche tempo fa il tecnico godeva di una sorta d’immunità figlia della fiducia trasmessagli dai vertici societari, oggi tocca a lui dare quel quid in più  affinché la squadra ritorni ad esprimersi come era capitato-sorprendentemente –ad inizio stagione.

L’Inter non è la Juve, non è la Roma, ma non può nemmeno essere quella macedonia di uomini incapace di fare gol contro le squadre che si difendono, incapace di difendersi contro quelle-come la Juve-che hanno il gol facile.

Non è più tempo di affibbiare colpe a chi come Palacio non vede più la porta, o a chi come Kovacic viene messo alla gogna mediatica per aver sbagliato la marcatura su Lichtsteiner in occasione della prima rete bianconera.

Serve una svolta, decisa, un cambiamento radicale. Negli uomini-D’Ambrosio ed Hernanes sono pronti nella mentalità e possibilmente nel modulo. Mazzarri deve capire –anzi lo ha capito-che il 3-5-2 diviene efficace soprattutto quando gli esterni di centrocampo vincono agevolmente i duelli con i loro dirimpettai. In caso contrario il modulo è perdente.

E allora bisogna cambiare. Le soluzioni sono diverse e la più logica sarebbe quella di proporre la difesa a 4-evitando così agli esterni di sfiancarsi lungo le corsie. Ma ciò che serve in primis alla squadra-oltre naturalmente ad un’accettabile condizione atletica-è la qualità in mezzo al campo. Per questo motivo è stato acquistato il Profeta Hernanes che deve essere pero’ adeguatamente sostenuto o  sul piano del linguaggio tecnico scegliendo i suoi partner tra i vari Guarin, Alvarez, Botta e lo stesso Kovacic o affiancandogli cursori di quantità che pero’-eccezion fatta per Taider- l’Inter al momento non ha. E allora Mazzarri deve puntare sulla qualità e sul coraggio e su un modulo più spregiudicato. Ha solo l’imbarazzo della scelta. E l’obbligo di dimostrarsi all’altezza di una società che non può vivacchiare nel limbo della mediocrità.

di Bruno Longhi

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