Maurizio è in vacanza
3 aprile 2010
Ieri pomeriggio lo avevamo chiamato per avere notizie. Era una cosa che lo irritava. Alla domanda: “Come stai?” ci aveva risposto: ” Come state voi?”. Era il suo modo per esorcizzare la malattia. Convincersi che non esistesse. Che fosse in ospedale per accertamenti di routine. Purtroppo non era così. Era furibondo con i medici perché non gli davano risposte convincenti sul suo stato di salute. Aveva preteso che nessuno di noi dicesse che era in ospedale. A “Guida al campionato”, la sua casa dal 1989, Mino Taveri, domenica scorsa, era stato costretto a salutare “Maurizio che si è preso una meritata vacanza”. Non era in trasmissione e quando succedeva, tre volte in 20 anni, tutti chiamavano Maurizio, i suoi parenti, i suoi colleghi per sapere cosa fosse successo. Ecco perché aveva pregato Mino di dire così.
Purtroppo la cosa era più seria. Ma non per lui. Il rapporto che aveva con le medicine (girava con una sporta della spesa di plastica piena di scatole di medicinali, e chissà quanti erano scaduti!) lo aveva portato a convivere in modo spontaneo con gli acciacchi prima, la malattia poi. Era una cosa naturale, chi se ne frega, si “bombava”, diceva lui, nel senso che prendeva una medicina e si sentiva come nuovo.
Poi i “tagliandi”, qualche giorno in clinica ed il ritorno in redazione a continuare il suo lavoro. Anzi la sua vita. Il calcio, il giornalismo, la televisione. Una passione smisurata, non esisteva altro. Estate, inverno, le feste comandate. Sbirciavi nel suo ufficio e lo vedevi lì, con la lente d’ingrandimento e la faccia attaccata al giornale appoggiato alla scrivania. Con la sua immancabile agenda piena di numeri di telefono. Agenda… per la verità era un quaderno, quasi una pergamena ingiallita senza età, che raccoglieva secondo un criterio conosciuto solo a lui i numeri di telefono dei protagonisti degli ultimi 50 anni di calcio. Molti erano ormai cancellati, galleggiavano sbiaditi sulle pagine consumate dall’usura. Nessuno, tranne lui, avrebbe potuto trovare qualcosa in quel quaderno. Quante volte gli avevamo detto di trascrivere i nomi ed i numeri di telefono… ci guardava come pazzi, non ne afferrava il motivo.
Così come non afferrava il motivo dei commenti di quelli che lui chiamava i “tromboni”. I tromboni erano per Maurizio gli addetti ai lavori del calcio che sputavano sentenze ovvie e retoriche. Giornalisti, dirigenti, calciatori, allenatori, tifosi eccellenti. Il calcio inteso come una liturgia che prevede commenti di circostanza, quasi codificati, da usare in precisi momenti. La banalizzazione più assoluta di un mondo che, per Maurizio, aveva altri spazi. Il suo approccio al calcio è sempre stato l’esatto opposto di quello dei tromboni. Lo faceva di proposito, si spostava dalla parte opposta quasi per sfida. Per molti Maurizio era semplicemente un macchietta. In realtà combatteva la sua battaglia contro i luoghi comuni del calcio anche con i comportamenti.
In toga all’Appello del martedì, con il pendolino in mano a Guida al Campionato, in camicia da notte e cuffia in testa in Calcio d’estate, dentro un pentolone a lanciare le sue “bombe” di mercato, preceduto dai tormentoni verbali che inventava (“ Chi?”, “Ah, come gioca del Piero…”), nella sua rubrica “ce l’ho con…”, negli anni in cui è stato una delle colonne di “Controcampo” e nel rapporto quotidiano con i lettori del suo blog su “Sportmediaset”, Maurizio diceva e faceva le cose che voleva senza rispettare il copione della messa cantata. Negli ultimi anni il suo personaggio televisivo era diventato reale: Maurizio era nella vita esattamente quello che appariva in televisione.
Parlava e si comportava come se fosse in onda, quando era in onda era come se fosse con noi in mensa o in corridoio: non rispettava i cosiddetti tempi televisivi, si stravaccava sul tavolo di “Guida” o sui divani di “Controcampo”, leggeva i suoi appunti senza pudore, non aveva paura di farsi vedere com’era, non recitava.
I colleghi più giovani lo avevano adottato come un padre; lo prendevano in mezzo, andavano spesso a pranzo con lui, molti di loro hanno come suoneria del telefonino i suoi tormentoni che lui si prestava con pazienza a ripetere ed incidere.
Maurizio se n’è andato e non vorrebbe che si esagerasse nel ricordarlo. Maurizio non c’è più. Maurizio chi….?
di Redazione
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EmisKilla - 17/12/2010
Quando muore qualcuno diventa sempre un eroe.Ma si tanto è il sistema che viaggia cosi.Non è questione di moralismo o perbenismo ma solo di pura verità.L’unica cosa che mi dispiace di quest’uomo era il suo:”ahhh come gioca del piero”.Per il resto?Beh nulla…E non venitemi a fare la predica perchè due secondi dopo il vostro commento ve lo sarete già dimenticati come normale che sia.Non è una critica ma neanche un attacco.E’ un mondo che va è viene.Nessuno è immortale,quindi alla vicinanza di morte di un vostro caro preparatevi subito allo schock e non aspettate,inconsciamente,all’ultimo secondo.Non attacatemi perchè io ne so qualcosa.(Mio nonno)Con questo un grande abbraccio a mosca che si starà godendo la vita la su mentre qua viviamo di porcherie che non riescono più a trovare la retta via.
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Dariosken - 26/11/2010
Era un eroe…
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superpatooo-ibraaa - 26/11/2010
mosca, a differenza di quello che si poteva notare sentendolo parlare di calcio, era un grande intenditore, come appunto hanno sottolineato tutti i suoi colleghi..
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teo.simo - 7/04/2010
Quante bombe, quanti pronostici, quante ho volte ho riso sentendolo. Allora mi dicevo: “Ma quand’è che Maurizio la smetterà di sparare cavolate??”. Poi Inzaghi segna all’88° contro il Lione e lì sono esploso. Beh, forse non azzeccava tutto, ma le bombe, il pendolino, “Chi??” e “Comee?!?”, il gioco della torre, io non me li sono mai persi. Mai. Sempre controcorrente, tagliente, critico, ironico ed autoironico, in grado di mettersi in gioco, di scherzare sulla sua persona, sui suoi modi di apparire. Sono cresciuto con lui, ho conosciuto il calcio con lui. Il calcio perde un pezzo di storia, qualcosa di unico, che sarà impossibile rimpiazzare. Perchè Maurizio era inimitabile. Mancherà tutto di Maurizio. Anche le sue improbabili sciarpe, che lo accompagnavano sempre in qualsiasi uscita pubblica. Grazie Maruzio. Ci mancherai. Ci mancherà tutto di te…
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per_sempre_ti_amero - 7/04/2010
WillianG83 sei un ignorante e fuori luogo, il grande Maurizio ha fatto una delle carriere più difficili al mondo con tanta professionalità quanto ironia, vedere i programmi con lui era un piacere e soprattutto ricorda 2 cose: la prima è che ciò che si fa in vita rieccheggia nell’eternità e questo per Maurizio lo sarà di certo.
La seconda cosa che volevo più che altro domandarti, ma come fai a parlare male di Mosca quando tu non sei nessuno, ne un giornalista ne un critico oppure semplicemente uno dell’ambiente, mettiti in discussione tu e poi potrai parlare.
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vitoromano1980 - 5/04/2010
Caro WillianG83 sei vergognoso, trovi lo spazio dove si ricorda una persona unica nel suo genere per scrivere male della sua grande carriera, sei scandaloso.Un ricordo… mi ricordo che ogni volta che faceva il pendolino,e non ne azzeccava una, i tifosi delle squadre che lui dava vincenti facevano parecchi scongiuri. Ciao Maurizio
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76bonfa76 - 5/04/2010
ahhhh come gioca del piero !!!il pendolino, le super bombe che mai azzeccavi !!!un giornalista appassionato di calcio, personaggio simpatico e originale fuori dagli schemi televisivi ,uno di noi, mi piace ricordarti cosi’!!!
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WillianG83 - 4/04/2010
X lirollirone, mah di obiettività tu ne hai pochissima….tramissioni viste soprattutto per la sua presenza è davvero sparla grossa. ma va beh chiudo il capitolo qui.
RIP
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lirollirone - 4/04/2010
Sinceramente io adesso nn vorrei apostrofare nessuno qui con degli aggettivi come imbecilli o ignoranti ki commenta sulla vita giornalistica di Maurizio Mosca. Cmq imbecille ed ignorante lo è ki si permette di criticare una persona ke oltre ad essere personaggio televisivo di spicco era anke e soprattutto un giornalista ke la sua professione sapeva fare con grande capacità e schiettezza. Mosca scrisse sulla boxe x la gazzetta dello sport x vent’anni, e poi si dedicò al calcio. In tv diceva la verità andando di proposito controcorrente, xkè l’ovvio ed il superfluo, e le dichiarazioni di facciata di tutti coloro ke stanno nel mondo del pallone, fanno girare i co…oni a ki il calcio lo vorrebbe migliore e un pò più pulito di quanto nn lo è. Tutto ciò ke ha fatto in tv nn lo ha certo fatto x caso, sapeva ke quelle cose attiravano i teleaspettatori, questo è sinonimo di grande acutezza e intelligenza. E poi parliamoci chiaro, trasmissioni come controcampo o guida al campionato erano viste soprattutto x la sua presenza in studio, ke rendeva molto piacevole la visione x tutta la durata della trasmissione. CIAO GRANDE MAURIZIO.
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WillianG83 - 4/04/2010
ops mancava un pezzo :
” Per me un giornalista che non è obiettivo, non rispetta la regola più importante per qualsiasi giornalista, non è un vero giornalista”….
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