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	<title>Sportmediaset - Il Blog di CONTROCAMPO</title>
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		<title>Ciao Milan &#8220;Anni Duemila&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 11:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Omini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ la domenica dei congedi e deve essere una festa: è del Milan degli Anni Duemila, del decennio rossonero legato a Carlo Ancelotti. Com’era stato il Milan di Arrigo Sacchi prima, e di Fabio Capello poi. I passi dell’addio di Pippo Inzaghi, Rino Gattuso, Alessandro Nesta, Clarence Seedorf, in misura minore di Zambrotta e Van [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/05/12/ciao-milan-anni-duemila/ance/" rel="attachment wp-att-2544"><img class="alignleft size-medium wp-image-2544" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/05/ance-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" /></a>E’ la domenica dei congedi e deve essere una festa: è del Milan degli Anni Duemila, del decennio rossonero legato a <strong>Carlo Ancelotti</strong>. Com’era stato il Milan di Arrigo Sacchi prima, e di Fabio Capello poi. I passi dell’addio di <strong>Pippo Inzaghi, Rino Gattuso, Alessandro Nesta, Clarence Seedorf</strong>, in misura minore di Zambrotta e Van Bommel, l’anticipo un’estate fa di Andrea Pirlo (vale sempre l’idea dell’errore?) così tutti insieme, sono un evento epocale, quasi traumatico e del resto mai visto nella storia del Milan di Berlusconi. Ma si doveva fare.<span id="more-2542"></span></p>
<p>Il futuro? Dai sogni <strong>Tevez e Balotelli</strong>, ai progetti più normali (Montolivo, Natali), dai milioni ai parametri zero c’è di tutto: le idee non mancano, per i quattrini è diverso. Il Milan reduce da uno scudetto vinto e un altro regalato (lo pensano tutti, al Milan) avvertiva due necessità: non bruciare il biennio di Allegri, il progetto e gli indicatori chiarissimi delle sue scelte; trovare il coraggio di chiudere col passato e certi campioni, perché tra affetti, riconoscenza, dubbi e quant’altro –spesso- si sceglie di non cambiare. Sbagliando.</p>
<p>Per questo, a volte, l’insuccesso è meno gramo se lo si inquadra così. Perdere (regalare) uno scudetto è una ferita che brucia, un insopportabile oltraggio e si pensano le cose peggiori, soprattutto verso chi governa le scelte tecniche (l’allenatore). Ma poi si scovano margini di coraggio e di risolutezza che uno scudetto –per esempio- sarebbero azzerati, si riparte con facce nuove, dati anagrafici più appropriati, un nuovo progetto e campioni… Chissà. E il <strong>Milan 2012-2013</strong> di questo aveva necessità: forse più del diciannovesimo scudetto.</p>
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		<title>Milan-Inter, avanti così</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 19:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Roberto Omini Moratti (notte del dopo derby) assicura che Stramaccioni resterà, chi se non lui? Berlusconi (pomeriggio dopo il derby) conferma il terzo mandato ad Allegri. Esaurite le reciproche tentazioni per il Migliore (Pep Guardiola) -il solo capace di rovesciare gli equilibri in corso, che piacciano tanto o poco non importa- le panchine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/05/07/milan-inter-avanti-cosi/calcio-serie-a-inter-milan/" rel="attachment wp-att-2538"><img class="alignleft size-medium wp-image-2538" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/05/MNB_SRequestManager-11-400x285.jpg" alt="" width="400" height="285" /></a>di Roberto Omini</strong></p>
<p><strong>Moratti</strong> (notte del dopo derby) assicura che <strong>Stramaccioni</strong> resterà, chi se non lui? <strong>Berlusconi</strong> (pomeriggio dopo il derby) conferma il terzo mandato ad <strong>Allegri</strong>. Esaurite le reciproche tentazioni per il Migliore (<strong>Pep Guardiola</strong>) -il solo capace di rovesciare gli equilibri in corso, che piacciano tanto o poco non importa- le panchine di Inter e Milan sono già assegnate: ed è una sensazione forte e tutt’altro che banale; magari discutibile, ma di sicuro forte e di tendenza, che evita il mare di tentazioni delle ultime due estati in nerazzurro; e il salto nel buio che ci sarebbe stato nel mondo rossonero, cacciando un bravo allenatore.<span id="more-2536"></span></p>
<p>Stramaccioni è di certo la scelta del coraggio. Il debutto, otto partite, una certa sfrontatezza tecnica e verbale, quel senso molto alto di autostima peraltro necessario se si vuole emergere, la vitalità che ha saputo ridare a un’Inter terribilmente depressa a febbraio-marzo. Questo è stato (è) il 36enne tecnico che si è conquistato la stima di Moratti. E degli interisti. Lascia intravvedere grandi qualità: fra sei mesi, ne sapremo di più. Di sicuro segna una svolta rispetto alle due ultime estati interiste, con <strong>Benitez</strong> che non piaceva a Moratti e poi <strong>Gasperini</strong> che non piaceva a Moratti: da subito. Sappiamo com’è andata, sappiamo com’è finita. Oggi Stramaccioni è il segno di un progetto. Com’è stato con Mancini nel 2004 e col mitico Mourinho nel 2008. Vedremo come andrà.</p>
<p>Allegri è la scelta della logica. La depressione degli zeru tituli oggi ci può stare: visto che solo due mesi fa il Milan inseguiva il Triplete. Ma deprimersi non significa incenerire due anni di lavoro e le qualità una squadra che non può essere il Barcellona, come il Barca non c’è nessuno. Allegri ha fatto il suo gioco, scelte coraggiose, ha dato alla squadra il senso di un calcio molto fisico. Due anni in cima al campionato e senza strilli europei non hanno appagato Berlusconi. E nemmeno gli esigentissimi milanisti. Ma vai a capire chi sia meglio di <strong>Allegri</strong>, oggi; o chi abbia un’idea precisa di cosa fare e cosa disfare per l’immediato futuro. E se la <strong>Juve</strong> è stata più brava, pazienza.</p>
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		<title>Juve-Milan è ancora Buffon-Muntari</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Omini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due mesi dopo, Milan-Juventus si scrive ancora così: Muntari e Buffon. Allora per il gol-non gol del ghanese: come può perdonare, il Milan? Oggi per Muntari (rete all’Atalanta) e per Buffon (omaggio al Lecce e al Milan): come può reagire, la Juventus? Sono gli strani giochi del pallone e del destino, di come può sbagliare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/05/03/juve-milan-e-ancora-buffon-muntari/buff/" rel="attachment wp-att-2530"><img class="alignleft size-medium wp-image-2530" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/05/buff-400x254.jpg" alt="" width="400" height="254" /></a>Due mesi dopo, <strong>Milan-Juventus</strong> si scrive ancora così: <strong>Muntari</strong> e <strong>Buffon</strong>. Allora per il gol-non gol del ghanese: come può perdonare, il Milan? Oggi per Muntari (rete all’Atalanta) e per <strong>Buffon</strong> (omaggio al Lecce e al Milan): come può reagire, la Juventus? Sono gli strani giochi del pallone e del destino, di come può sbagliare un guardalinee e cosa può oltraggiare un superportiere, quel che si dice: roba da non credere. Manca poco all’epilogo, 180 minuti: chi ne soffrirà?<span id="more-2528"></span></p>
<p>C’è un punto –il punto della classifica- in favore della Juve: padrona del proprio destino. Dipende da quel che rimane, dopo l’1-1 col Lecce; quel senso di smarrimento che sopravanza la forza delle ultime otto vittorie consecutive, la rimonta sul Milan da meno quattro a più tre, ora più uno, l’idea di una corsa senza freni e senza ostacoli; quel senso, appunto, da azzerare subito: non è facile, ma si deve.</p>
<p>La storia del calcio racconta di ribaltoni imposti e subiti: in tal senso, la storia della Juve è straricca. Ai danni dell’<strong>Inter</strong>, il 5 maggio 2002 e non solo; ai danni del Milan, anni Settanta e non solo; ai danni di se stessa, nel 2000 (Lazio) e nel 2001 (Roma). C’è di tutto, è vero. Ma stavolta il rovescio di una partita, l’errore insospettabile è già accaduto, è questo di <strong>Juve-Lecce</strong>: senza preavvisi, senza una logica, dietro l’istinto di un portiere.</p>
<p>Certificare un’improvvisa crisi d’identità non ha fondamento: la Juventus –ripetiamo- è padrona dello proprio destino e di questo scudetto, che probabilmente vincerà. E in attesa di sapere come andrà a finire, lasciamo aperta la domanda su cosa/chi peserà di più: il gol-non gol di Muntari o il piede maldestro di Buffon?</p>
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		<title>Luis Enrique, le chiacchiere stanno a zero</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 07:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Critica a Luis Enrique. Strapagato e perdente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/05/01/luis-enrique-le-chiacchiere-stanno-a-zero/luis-enrique-3/" rel="attachment wp-att-2522"><img class="alignleft size-full wp-image-2522" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/luis-enrique-3.jpg" alt="" width="220" height="220" /></a>Paolo Liguori, domani sera ospite di Controcampo Linea Notte con Diego Abatantuono su Italia 1, nella sua rubrica Curva Sud per il Messaggero, va all&#8217;attacco di Luis Enrique. Ecco il suo commento:</strong></em></p>
<p>Non sarà la gara di oggi col Chievo a decidere le prospettive della Roma. Come il primo tempo e il pareggio finale col Napoli non hanno modificato un giudizio <strong>ormai accertato di inadeguatezza dell&#8217;allenatore</strong>. Sabato lo ha difeso Baldini, con il solito ritornello: progetto nuovo, sperimentale, allenatore che deve ancora capire meglio. Ma se è così, <strong>perché nessuno chiede con quale stipendio è stato assunto questo giovane esordiente?</strong> La società non ne parla, <strong>ma Luis ha il secondo stipendio della Serie A</strong>, dopo Mazzarri, alla pari con Allegri, che ha vinto lo scudetto.<span id="more-2520"></span></p>
<p>Guadagna più di Conte e di tutti gli altri. <strong>Quasi quattro volte Colantuono e Montella</strong>, che hanno fatto gli stessi punti con organici ben diversi. Baldini ha fatto capire che nessuno all&#8217;inizio pretendeva l&#8217;Europa. Ma come, una squadra che è arrivata sesta , ha tenuto i suoi talenti Totti e De Rossi, ha fatto un mercato da 68 milioni (sessantotto!!) non pretende l&#8217;Europa? <strong>Queste domande in curva se le fanno, anche se in televisione non si sentono</strong>. E così, come si dice, ogni pazienza ha il suo limite. E grazie a quel grande uomo (prima ancora che giocatore), che si chiama Francesco Totti e per fortuna e&#8217; nato a Roma a via Vetulonia, non sono riusciti a criminalizzare e irridere le critiche dei tifosi. <strong>Perché Francesco ci ha messo la faccia, ha difeso i colori e la storia ed anche i suoi compagni e Luis e Baldini</strong>. Per l&#8217; ennesima volta, di fronte alla bufera, è intervenuto Francesco. Lo aveva fatto con i Sensi, Franco e Rosella. E lo ha fatto ancora. E per tre volte in questa stagione. Dopo i tragici preliminari di League , con la Juve all&#8217; andata, dopo Lecce e ancora di più. E il paradosso è che la dirigenza attuale aveva esordito annunciando la volontà si &#8221; superare Totti&#8221;. <strong>Adesso le carte sono scoperte: chi vuole guidare la Roma deve dimostrare davvero di meritarlo</strong> perché, come si dice al bar, le chiacchiere stanno a zero.</p>
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		<title>Juve, profumo di scudetto</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 16:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Omini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La logica dice Juventus e la speranza è quel che rimane al Milan. Mancano tre partite, quindici giorni e gli impegni di Juventus e Milan –a parte il derby milanese del 6 maggio- hanno più o meno le caratteristiche dell’ultima scena, il 4-0 bianconero a Novara e il 4-1 rossonero a Siena. Chiamarlo tormento, gettarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/29/juve-profumo-di-scudetto/novara-vs-juventus/" rel="attachment wp-att-2518"><img class="alignleft size-medium wp-image-2518" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/10537807_medium-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>La logica dice <strong>Juventus</strong> e la speranza è quel che rimane al <strong>Milan</strong>. Mancano tre partite, quindici giorni e gli impegni di Juventus e Milan –a parte il derby milanese del 6 maggio- hanno più o meno le caratteristiche dell’ultima scena, il <strong>4-0</strong> bianconero a Novara e il <strong>4-1</strong> rossonero a Siena. Chiamarlo tormento, gettarsi sul fattore-sorpresa, indovinare rovesci a sensazione è un esercizio che si può fare, ma ha davvero poco senso.<span id="more-2516"></span>La Juve di <strong>Conte</strong> si avvia alla riconquista dello scudetto, a nove anni dall’ultimo di cui si fregia e a sei dall’ultimo, falciato da <strong>Calciopoli</strong>. Di sicuro, come dice bene <strong>Arrigo Sacchi</strong>, questa Juve porta con sé un segno distintivo che è un calcio di possesso, di qualità, di pressing, un modo nuovo di proporsi e di esibirsi: bello da vedere, di sicuro il migliore del campionato, proprio per questo segnato dal successo e da una salute che è una salute di ferro: otto vittorie nelle ultime otto gare, e Antonio Conte. Senza dubbio personaggio-rivelazione dell’anno. Non serve nemmeno rammentare cosa dicevano (magari dicevamo) di lui un’estate fa, la lista di perplessità e di dubbi che non fosse l’uomo giusto per il rilancio e le ambizioni bianconere.</p>
<p>Il Milan di <strong>Allegri</strong> vive le sue quattro ore e mezzo di speranza, ben sapendo che è una sensazione minima e solo milanista, ma non deve cimentarsi negli eccessi della stagione gettata al vento. Ha perso lo scudetto facendo il suo calcio, come un anno fa: diverso da quello juventino, ma non per questo un calcio minore. E consumando energie fatali nelle due partite col Barcellona, non a caso portatrici dell’1-2 con la <strong>Fiorentina</strong> e del pareggio col <strong>Bologna</strong>. Lì sta la vera differenza, quel minimo che separa chi vince e chi arriva secondo, fra l’estasi e le nevrosi. Fra la certezza che Conte sia un bravissimo allenatore, e l’errore di considerare Allegri inadatto al Milan che sarà.</p>
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		<title>Vigilia da meno quattro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 13:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Omini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vigilia da meno quattro (partite) e anche da meno quattro (convocati), non senza sorpresa. Thiago Silva, il difensore scacciapensieri; Seedorf, professore oramai fuori dai progetti milanisti; Emanuelson, misteriosamente scomparso dai radar di Allegri; e poi Robinho cui qualcosa di strano –è evidente- deve essergli imputato. Se poi aggiungiamo il solito piatto avvelenato col gol-fantasma di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/28/vigilia-da-meno-quattro/ciaopep/" rel="attachment wp-att-2512"><img class="alignleft size-medium wp-image-2512" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/ciaopep-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a>Vigilia da <strong>meno quattro (partite)</strong> e anche da <strong>meno quattro (convocati)</strong>, non senza sorpresa. <strong>Thiago Silva</strong>, il difensore scacciapensieri; <strong>Seedorf</strong>, professore oramai fuori dai progetti milanisti; <strong>Emanuelson</strong>, misteriosamente scomparso dai radar di Allegri; e poi <strong>Robinho</strong> cui qualcosa di strano –è evidente- deve essergli imputato. <span id="more-2508"></span>Se poi aggiungiamo il solito piatto avvelenato col<strong> gol-fantasma di Muntari</strong>, il <strong>tema new-entry della stravagante terza stella juventina</strong> e il dilemma (più no che sì) del <strong>futuro assetto milanista</strong>, con la panchina che scotta per l’attuale tecnico e che si prepara a un sogno (<strong>Pep Guardiola</strong>), ecco che per la quinta-sesta volta la vigilia di <strong>Massimiliano Allegri</strong> risulta sempre meno allegra.</p>
<p>C’è qualcosa nel mondo rossonero che è cambiato, diciamo da un mese a questa parte, da <strong>Milan-Barcellona 0-0</strong> e una settimana dopo da <strong>Barcellona-Milan 3-1</strong>; qualcosa che ha rotto l’incantesimo, che ha prodotto il rovescio della squadra, <strong>da più 4 a meno 3 dalla Juventus in sole 5 partite</strong>, da certi momenti di spogliatoio non più lineari, dall’evidente dissenso presidenziale nei confronti del tecnico, da certe voci che emergono prepotenti e –forse- dalla consapevolezza di Allegri di essere fuori dai giochi futuri. Esagerati?</p>
<p>La resa dei conti è vicina, quattro partite in tre settimane e poi stop, il <strong>miraggio dello scudetto</strong> che –ragionevolmente- può essere solo un miraggio aritmetico visto che la Juventus dovrebbe sbagliare due partite su quattro, e ci sembra (quasi) impossibile che ciò avvenga. E con zero titoli il destino degli allenatori nei grandi club del calcio italiano è segnato. Allegri questo lo sa, e lo si comprende da quest’altra vigilia della sua fredda primavera.</p>
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		<title>Tito, scelta che non sorprende</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 13:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di tutto lo stile. I giocatori seduti in mezzo ai giornalisti. Il “Barcelonismo”, compatto, a ringraziare. Facile, direte voi. Dopo tutto quello che Guardiola ha vinto (13 trofei, più del 76% delle partite) in questi quattro anni. Logico, ma comunque da sottolineare, perché il finale di partita di Pep è in linea con lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/27/tito-scelta-che-non-sorprende/guardiola/" rel="attachment wp-att-2506"><img class="alignleft size-medium wp-image-2506" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/guardiola-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a><strong>Prima di tutto lo stile.</strong> I giocatori seduti in mezzo ai giornalisti. Il “Barcelonismo”, compatto, a ringraziare. Facile, direte voi. Dopo tutto quello che <strong>Guardiola</strong> ha vinto (<strong>13 trofei, più del 76% delle partite</strong>) in questi quattro anni. Logico, ma comunque da sottolineare, perché il finale di partita di Pep è in linea con lo stile di tutto il resto: <strong>passione smisurata per la cantera, ricerca estetica, culto filosofico del passaggio, rifiuto solenne della polemica</strong>.<span id="more-2504"></span></p>
<p>Se ne va e dice di essere stanco, di voler rimanere fermo. Deluso dalla sconfitta col <strong>Real</strong> e dal pareggio col <strong>Chelsea</strong>.</p>
<p>Sembra sincero, e provato. <strong>L’ipotesi di un anno sabbatico è la più probabile</strong>. Toccherà alle spasimanti sedurlo con proposte indecenti. Non tanto dal punto di vista economico quanto da quello delle motivazioni. Guardiola ha vinto tutto con la squadra più forte del mondo. Potrebbe essere intrigato dall’idea di fare lo stesso, cucinando alla catalana qualche grande d’Europa in difficoltà.</p>
<p>Quanto a <strong>Tito</strong>, il suo successore, invece, sorprende solo chi non conosce <strong>la diversità del Barcellona</strong>. La scelta di Rosell di affidare la panchina a un esordiente non è così diversa da quella di Laporta, quattro anni fa. Se i risultati saranno i medesimi, lo dirà il tempo.</p>
<p>di <strong>Pierluigi Pardo</strong></p>
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		<title>Morire giocando</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 19:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[livorno]]></category>
		<category><![CDATA[morosini]]></category>
		<category><![CDATA[morti in campo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luca Serafini Non c’è niente da capire, non si può. Ci si può, ci si deve interrogare invece: per sapere. Sapere se Piermario Morosini, 26 anni, calciatore del Livorno, a calcio poteva giocare o no. Sapere se quell’auto che ha ostacolato l’ambulanza fuori dallo stadio di Pescara, dove al 31’ del primo tempo Morosini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/14/morire-giocando/attachment/17/" rel="attachment wp-att-2494"><img class="alignleft size-medium wp-image-2494" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/17-400x225.jpg" alt="" width="400" height="225" /></a>di Luca Serafini</strong></p>
<p>Non c’è niente da capire, non si può. Ci si può, ci si deve interrogare invece: per sapere. Sapere se <strong>Piermario Morosini</strong>, 26 anni, calciatore del <strong>Livorno</strong>, a calcio poteva giocare o no. Sapere se quell’auto che ha ostacolato l’ambulanza fuori dallo stadio di <strong>Pescara</strong>, dove al 31’ del primo tempo <strong>Morosini</strong> è crollato in campo mentre la sua squadra vinceva 2-0, poteva stare parcheggiata lì. Sapere come le indagini che seguiranno le polemiche porteranno a una sentenza: è stata fatalità o si poteva, si doveva evitare. Questa è l’unica cosa che vogliamo sapere, questa è l’unica cosa che possiamo chiedere. Perché il resto, tutto il resto, non ha una risposta.<br />
<span id="more-2490"></span><br />
Tutte le morti di chi non conosciamo, meritano rispetto e suscitano una riflessione, se non un dolore. Quella in diretta tv, quella di un atleta, quella di un ragazzo di 26 anni, disturba tutte le nostre preghiere, ci scuote più d’altre, ci rivolta l’anima perché diventa nostra, diventa la nostra. Le immagini di <strong>Piermario Morosini</strong>, come quelle 3 settimane fa di <strong>Muamba del Bolton</strong> (ma Muamba ce l’ha fatta) ci hanno sorpresi in diretta tv, ci hanno turbati, choccati. Ci vantavamo che da noi, in Italia, queste cose non succedono. Ora non sappiamo da che parte girarci e come reagire.</p>
<p>Il cristiano ripensa alla Pasqua recente e si interroga se davvero la vita sia tutta qui. E si interroga quale, e se, ne attende un’altra. Prega per questo. Quelli che invece credono solo nella vita che vedono, nella vita che vivono, combattono tra la rabbia, l&#8217;incredulità, l’impotenza. E scuotono il capo. Non c’è niente da capire. Come non c’è niente da capire nella decisione di cancellare tutte le partite dalle 18 di oggi a tutto domani, giusto o sbagliato che sia. Non è possibile capire perché l&#8217; <strong>11 settembre 2001,</strong> dopo la strage delle torri gemelle, la Champions giocò regolarmente il turno in programma. Giusto o sbagliato che fosse. La Federcalcio italiana ha deciso che Piermario Morosini e la sua tragica morte meritassero <strong>the show must go off.</strong> Giusto o sbagliato che sia. La nostra vita e il nostro umile show, XXL su Italia 1 stasera, invece, must go on. Giusto o sbagliato che sia. Se la vita di tutti si debba fermare un minuto, un’ora, un giorno o debba continuare di fronte alla vita spezzata di un altro, degli altri, non siamo mai noi a decidere. Mai. Noi, tutti noi, possiamo solo interrogarci, appunto. Siamo costretti a farlo.</p>
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		<title>Lo scudetto della nuova vita</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 13:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Omini</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro passo avanti, verso lo scudetto e la Coppa Italia. E un passo indietro, per riparare a un evidente errore d’autunno: quello dell’addio anticipato ad Alex Del Piero. Questo ci dice (e impone) la suggestione juventina in questa primavera che si è illuminata, all’improvviso, del talento e dei gol di un formidabile campione, questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/12/scudetto-della-nuova-vita/juventus-vs-lazio-serie-a-tim-20112012/" rel="attachment wp-att-2484"><img class="alignleft size-medium wp-image-2484" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/10490469_medium-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Un altro passo avanti, verso <strong>lo scudetto e la Coppa Italia.</strong> E un passo indietro, per riparare a un evidente errore d’autunno: quello dell’addio anticipato ad <strong>Alex Del Piero.</strong> Questo ci dice (e impone) la suggestione juventina in questa primavera che si è illuminata, all’improvviso, del talento e dei gol di un formidabile campione, questo è il sentiero da ritracciare. E non per seguire l’onda dei tifosi innamorati di Alex, che pure contano e parecchio; e nemmeno per rinnegare i progetti della <strong>Juventus</strong>, presenti e futuri, le scelte di continuità, rafforzamento e ringiovanimento; il futuro è tracciato, e Del Piero –come sta accadendo- sarebbe il valore aggiunto.<span id="more-2482"></span></p>
<p>Quella che sarà la <strong>Juve 2012-2013</strong>, di sicuro in <strong>Champions League</strong> e con ottime chances di cucirsi lo <strong>scudetto della nuova vita</strong>, del dopo-Calciopoli, di un’altra avventura che comincia, non può essere la Juventus orfana di Del Piero, o meglio: con Del Piero che veste un’altra maglia, in Italia o altrove. Non può essere per evidenti motivi, per tutto quello che sta accadendo in queste ore, per un finale di carriera che dev’essere in bianconero, per celebrarsi in Champions e in un’altra stagione come questa, centellinando le energie come lui sa fare e come <strong>Antonio Conte</strong> sa assecondare. Fenomeno prezioso e irripetibile: anche alla soglia dei 40 anni.</p>
<p>C’è tempo e modo per riparare all’errore, lasciando da parte orgoglio e decisionismo, sottili rancori e quant’altro.<strong> La Juventus e Del Piero</strong> fra l’estate e l’autunno sono andati troppo di fretta nel promettersi un poco elegante addio. Pochi immaginavano che Conte fosse così bravo, che il gruppo-Juve fosse così prepotente e votato alla causa; e che Del Piero confinato in angolo avesse tanta forza e ancora tanto talento da riemergere.</p>
<p>Basterebbe dire e dirsi: ci siamo sbagliati. Che male c’è?</p>
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		<title>Il sorpasso</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 20:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche teorico del calcio sostiene che gli allenatori contano poco. Il migliore, si dice, è quello che fa meno danni. Non deve essere protagonista e deve solo mettere i giocatori giusti al posto giusto. Vedendo il lavoro che Antonio Conte sta facendo alla Juventus, mi sembra una teoria riduttiva. Conte ha fatto molto di più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/07/il-sorpasso/small_111121-002803_to201111est_8399/" rel="attachment wp-att-2478"><img class="alignleft size-medium wp-image-2478" src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/small_111121-002803_to201111est_8399-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Qualche teorico del calcio sostiene che gli allenatori contano poco. Il migliore, si dice, è quello che fa meno danni. Non deve essere protagonista e deve solo mettere i giocatori giusti al posto giusto. Vedendo il lavoro che <strong>Antonio Conte</strong> sta facendo alla Juventus, mi sembra una teoria riduttiva. Conte ha fatto molto di più che mettere i giocatori al loro posto. Ha rivoltato la <strong>Juventus</strong> come un calzino, le ha dato un’anima, un copione, una mentalità nuova. Anzi vecchissima. Quella della Juventus di un tempo, abituata a vincere. La Juventus di Conte, unica in Europa, non sa cosa sia la sconfitta.</p>
<p><span id="more-2476"></span>Imbattuta, prima in campionato, in finale di <strong>Coppa Italia</strong>, si aggira negli stadi italiani come uno squalo in una piscina di turisti. Non fa prigionieri, dopo il suo passaggio gli avversari devono solo fare la conta dei danni. Se si pensa alla situazione che l’allenatore ha trovato, un ambiente con l’autostima sotto zero, in grande crisi di identità, i risultati di oggi appaiono ancora più straordinari. La società, perfetta, gli ha dato carta bianca e lo sostiene sempre e comunque. Conte non è solo l’allenatore della Juventus: è la sua bandiera, il suo demiurgo, il suo faro, il suo modello. Destinato ad entrare nella galleria dei migliori allenatori del nostro calcio. Il tempo confermerà questa affermazione.</p>
<p>Ma allora, se l’allenatore è fondamentale per i destini di una squadra, <strong>Allegri</strong> è il responsabile della situazione attualmente deficitaria del <strong>Milan</strong>? Le certezze che ho sul ruolo di Conte (senza dimenticare, ovviamente giocatori e società) mi abbandonano a proposito dell’allenatore del Milan. A un mese e mezzo dalla fine della stagione, la sua squadra è stata eliminata dalle coppe e non è più padrona del proprio destino nemmeno in campionato. La corsa non è ancora finita ma cominciano ad affiorare spifferi non troppo confortanti sul futuro di Allegri. Sono in molti ad imputargli scelte sbagliate e una gestione non proprio convincente del gruppo, a partire dai troppi infortuni che i suoi giocatori hanno subito. E qui cominciano i miei dubbi. Il materiale umano a disposizione di Conte è diverso da quello di Allegri. Conte ha preteso e ottenuto quei giocatori che fossero in grado di seguirlo. Allegri ha una rosa qualitativa ma inesorabilmente avviata sul viale del tramonto. Da quel gruppo non si può pretendere quello che l’allenatore juventino ha preteso dal suo.</p>
<p>Non so se Allegri ha commesso errori determinanti, indubbiamente ha avuto il merito di sfruttare al meglio le risorse dei suoi giocatori. Che oggi avvertono l’usura di una stagione faticosa e le ossa che scricchiolano. <strong>Ibrahimovic</strong> ha risolto tante partite e mascherato spesso una situazione che non appariva chiarissima a tutti. Il Milan è un’ottima squadra ma il futuro non è suo. Tutti quegli infortuni non possono essere un caso e il gol di <strong>Muntari</strong> non visto nello scontro diretto non può essere l’alibi eterno. Dopo quell’episodio, il Milan aveva accumulato un vantaggio di <strong>4 punti</strong>. Evaporato nel nulla come il sudore dei suoi campioni.</p>
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